Troppa fretta sul mariage homosexuel

In attesa che il governo francese discuta, il 24 ottobre, il progetto di legge su matrimonio e adozione per le coppie omosessuali, l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, ha osato dire al ministro dell’Interno e dei culti, Manuel Valls, che quella scelta rappresenterebbe “una rottura per la società”, tale da aprire un varco alla poligamia e all’abolizione del divieto di incesto. Oltre alle prevedibili reazioni delle associazioni del movimento Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), si registra  quella del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë.
7 AGO 20
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In attesa che il governo francese discuta, il 24 ottobre, il progetto di legge su matrimonio e adozione per le coppie omosessuali, l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, ha osato dire al ministro dell’Interno e dei culti, Manuel Valls, che quella scelta rappresenterebbe “una rottura per la società”, tale da aprire un varco alla poligamia e all’abolizione del divieto di incesto. Oltre alle prevedibili reazioni delle associazioni del movimento Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), si registra quella del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë. Il quale si è detto stupito delle parole del vescovo, “perché è un uomo che considero saggio. Non so che gli ha preso, gli saranno saltati nervi”. E ha aggiunto di essere fin da ora pronto a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso, in nome dell’eguaglianza di “tutti coloro che si amano”.
Appunto. Se il metro per attribuire la qualità di unione matrimoniale riconosciuta è quello dell’“amore”, non si capisce perché stupirsi del caso del Brasile, dove è stata da poco formalizzata la prima unione civile a tre, due donne e un uomo (vedi il Foglio del 31/08/2012). E non si capisce nemmeno perché negare quel riconoscimento a un’unione incestuosa tra adulti, se c’è l’amore. A rigor di logica, dunque, non è l’arcivescovo Barbarin a dire una sciocchezza o a farsi saltare i nervi. Il cardinale fa semplicemente il proprio mestiere, così come il presidente della Conferenza episcopale francese, cardinale André Vingt-Trois, che all’annuncio del proposito del governo aveva invitato a pregare perché in Francia i bambini continuino a “crescere con un padre una madre”.
A stupire, piuttosto, è la foga con cui l’esecutivo francese si è imbarcato nel progetto, dandone per scontata l’accettazione indolore, in un paese in cui esistono già da anni le unioni civili aperte a persone dello stesso sesso. Forse perché, tra tante promesse fatte dal presidente in campagna elettorale, mantenere questa può far dimenticare quelle più complicate da onorare (Zapatero docet)? La ministra della Giustizia Taubira ha anticipato al quotidiano cattolico La Croix che la legge allo studio prevede la possibilità di adottare i figli biologici del “consorte”, mentre non si parla di accesso alla fecondazione assistita o di utero in affitto. Inaccettabili limitazioni, dicono già le associazioni gay.